Istinto e memoria di razza: il caso studio del labrador retriever

riporto qui di seguito la trascrizione di un mio video pubblicato su you tube con il medesimo titolo: istinto e memoria di razza il caso studio del labrador retriever.

istinto e memoria di razza il caso del labrador retriever
Il video lo trovi in fondo a questo articolo oppure a questo indirizzo: https://bit.ly/memoria_di_razza_labrador

Memoria di razza: come viene definita in letteratura

Iniziamo con la definizione di memoria di razza.

La memoria di razza è l’insieme delle doti caratteriali, degli istinti e delle attitudini che caratterizzano i soggetti di una razza: nel cane di razza è l’espressione della selezione dell’uomo, della ricerca di una combinazione eccellente che renda il cane adatto allo svolgimento di un particolare lavoro, o adatto per una particolare funzione.

Da qui comprendiamo molto bene che la memoria di razza deve avere necessariamente qualcosa a che vedere con i meccanismi con cui si formano anche i comportamenti istintivi, l’intinto infatti non è altro che una memoria di specie.

Memoria di specie e sistema di più animali, il caso del cuculo

Uno dei più famosi comportamenti presi a modello per studiare l’istinto è il comportamento del falco cuculo.

Il falco cuculo è un modello, un esempio di forte presa sia emotiva che razionale proprio perché è talmente spietato da apparire al di là del bene e del male.

In breve: il cuculo depone le uova nei nidi di altri uccelli, molto più piccoli di lui, solitamente passeriformi.

Ogni cuculo si specializza con una particolare specie che diverrà la sua “vittima prescelta” di cui imita l’uovo per colore e dimensioni.

Il cuculo riesce a deporre un uovo di dimensione, forma e colore molto simile a quella della sua vittima.

Le uova vengono covate insieme alle uova del passeriforme (i figli legittimi).

Quando i piccoli cuculi schiudono l’uovo ed escono, fanno cadere dal nido le altre uova. Parte integrante di questa tecnica prevede infatti che i pulli del cuculo nascano prima, essendo la loro schiusa di un numero di giorni inferiore: in questo modo rimangono gli unici nel nido e saranno nutriti dai passeriformi.

I passeriformi proseguono a nutrire i piccoli cuculi fino alla completa crescita.

Il cuculo ha estremo vantaggio da tutto questo, non costruisce il nido e non nutre i figli.

A me viene da chiedermi, il passeriforme si sarà accorto di quello che è successo?

L’etologia classica non si fa nemmeno questa domanda presupponendo che il passeriforme sia stupido e che il cuculo sia “furbo e spietato”. Tutta l’attenzione è sul cuculo, infatti si parla di comportamento istintivo del cuculo, come se il passeriforme non contasse nulla, e non avesse nessun potere su questo tipo di comportamento.

A mio avviso ci potrebbe essere un’altra possibile visione: il passeriforme prende atto di aver perso i figli e consapevole di nutrire i cuculi lo fa per ottenere successivamente un vantaggio. Il vantaggio potrebbe essere protezione successiva da parte del falco che si ricorderà di essere stato allevato dai passeriformi.

Da verificare.

Se fosse vera la mia ipotesi si assisterebbe ad un sistema di comportamenti che vede cioè coinvolte più specie, e non solo la specie cuculo.

Tuttavia, anche se si confermasse la “stupidità” del passero si tratterebbe comunque di un sistema di idee e di comportamenti che devono incastrarsi alla perfezione tra le due specie, altrimenti nel momento in cui il passero si accorgesse e prendesse coscienza di essere stato fregato… la specie cuculo si estinguerebbe in un attimo, non essendo in grado di nidificare e di allevare i propri figli.

Di contro il passero se non avesse vantaggi da questo suo operare si comporterebbe in modo completamente opposto alle regole della selezione naturale perché impiega tante energie per allevare una specie che è un suo competitore. Se questo tipo di comportamento potrebbe essere considerata una stranezza se osservato in un singolo individuo, di contro non può esserlo come comportamento standardizzato che si ripete ed è quindi fissato.

Arriviamo quindi a dimostrare che la memoria di razza o la memoria di specie siano dei sistemi di idee e di comportamenti che si devono incastrare in modo specifico a dei comportamenti di altre specie. Potremo quindi parlare di “sistemi interdipendenti di memorie pluri-individuo e pluri-specie”.

La cosa fantastica è che con il solo ragionamento siamo arrivati oltre tutti gli studi di genetica degli ultimi trent’anni. Per tanti anni si è applicato ad esempio il knock out genico ovvero realizzare individui senza determinati geni per vedere dove risiedeva la memoria di specie. Ecco questi studi non hanno portato a nulla.

Questo modo di operare del resto ricorda molto gli studi del neurofisiologo Karl Harry Pribram che cercava di comprendere in quale parte di cervello risiedesse la memoria. Pribram ha studiato un modello murino ovvero ha fatto degli studi fisiologici sui topi: cercando di eliminare alcuni neuroni in modo alternativo in diversi topi era alla ricerca della regione del cervello sede della memoria. Ecco dopo tutti i suoi studi il Pribram non ha che potuto riscontrare che la memoria non risiede nel cervello che agisce invece come una antenna ricevente.

Allo stesso modo allora non può essere che la memoria di specie (e di razza) non risieda nel DNA ma che il DNA stesso sia un ricevente di questi messaggi che con meccanismi quali l’epigenetica o anche diversi tipi di ripiegamenti possa esplicitarla. Un altro fattore importante del DNA è infatti la struttura tridimensionale: si sono studiate tanto le strutture tridimensionali delle proteine, mentre ancora poco si sa degli effetti di vari tipi di ripiegamenti del DNA.

Quello che è stato il modo di indagare il DNA fatto negli ultimi venticinque anni ha fatto sicuramente riscontrare i suoi limiti tanto che nel 2003 quando mi sono laureato dicevano di ave completato il sequenziamento del genoma umano mentre l’anno scorso ho letto un articolo dove si diceva che era in completamento.

Risulta infatti quantomeno strano che ci sia un 95% di materiale genetico inutile la così detta spazzatura” reputato inutile solamente perché non rappresenta il messaggio per la fabbricazione delle proteine. Sembra che la scienza si sia bloccata in un loop da cui non riesce a uscire, o non vuole uscirne.

Memoria di razza e standard delle razze canine.

Se utilizziamo il concetto di sistema interdipendente di idee nella memoria di razza del cane comprenderemo perfettamente che tutti i comportamenti che associamo alla memoria di razza per un cane si vanno specularmente ad agganciare a determinate esigenze e comportamenti dell’uomo.

Ho bisogno di un cane che faccia la guardia alla mia proprietà? Ecco i cani da guardia e da difesa del territorio, come il cane corso in Italia ad esempio.

Ho bisogno di proteggere il mio gregge?

Ecco cani da pastore come l’abruzzese.

Ho bisogno di radunare il gregge e difenderlo? Ecco il border collie

Ho bisogno di recuperare pesci caduti dalle reti?

Ecco il labrador retriever.

Ho bisogno di cani che mi recuperino il selvatico caduto in zone impervie e boschive?

Ecco la selezione inglese di tutti i retriever.

Se leggiamo gli standard delle principali razze riusciamo a interpretare le esigenze in questo modo.

Allora se ti ho convinto del fatto che la memoria di razza sia determinata da un sistema di credenze e comportamenti sia del cane che del proprietario…. Se ti ho convinto della mia teoria dei sistemi interdipendenti di memorie pluri-individuo e pluri-specie come si evolverà la memoria delle razze canine?

Una volta che il proprietario non ha più le stesse esigenze, gli stessi schemi mentali e convinzioni di chi ha fondato e selezionato questa razza…

cosa succederà alla memoria di razza?

Qual è il destino della memoria di razza se l’uomo non alimenta più le motivazioni e i pilastri che l’hanno creata e sostenuta?

E’ per questo che sostengo a testa alta che quello dell’allevatore è un mestiere di grande responsabilità (per chi lo voglia fare secondo i concetti che ho appena spiegato).

Inutile dire inoltre di cosa penso per quelle persone che si pavoneggiano con la frase: non comprare bisogna adottare, svilendo completamente il lavoro degli allevatori.

Questo tipo di forma mentale di alcuni pseudo-animalisti dimostra oltre alla completa incompetenza sull’origine delle razze canine, atteggiamento mixato e shakerato con delle convinzioni di completa scarsità che non giovano né ai cani di razza né ai bastardini.

Il pensiero di scarsità di cui parlo è infatti il seguente: i poveri cani da adottare competono nell’adozione con i cani di razza per i possibili proprietari.

Mentre questo non è assolutamente vero perché chi acquista un cane di razza dovrebbe farlo con ragioni e un approccio completamente diverso da chi adotta un meticcio. Entrambe le tipologie di proprietario andrebbero comunque bene informate e formati, cosa che il più delle volte non viene fatto né nell’una né nell’altra, con conseguenti problematiche. Molto spesso è lo stesso proprietario che non desidera essere informato e poi si lamenta se dopo ci sono dei problemi.

Memoria di razza: cosa è per me dai miei studi e dalle mie esperienze col labrador retriever

Come ho già concluso in un precedente video credo fermamente che la responsabilità del mantenimento della memoria di razza sia in parte degli allevatori, ma anche in parte dei neo proprietari. Trovi anche un articolo sul sito di bosco retriever: genetica e comportamento nell’allevamento canino.

Alla luce di queste ulteriori considerazioni spero di riuscire a far comprendere ancora maggiormente la responsabilità che dovrebbe assumersi ogni proprietario.

Il sistema di idee di un cane adulto sono il frutto di un mix equilibrato di memoria di razza e di comportamenti acquisiti. Ma non è solo questo: con l’epigenetica infatti abbiamo visto come la memoria di razza si modifica di generazione in generazione confermando le caratteristiche che si tende ad amplificare, smorzando o eliminando ciò che non risulta utile.

Ciò che ho notato nel mio lavoro di allevatore e di educatore cinofilo con il labrador retriever è proprio questo.

Cuccioli allevati da me con cura di fare tutte le fasi di socializzazione in modo corretto, graduale e specifico e proprietari che limitano il cane in giardino che si trasforma in un pastore tedesco da guardia (cane che guarda a caso avevano in precedenza).

Di contro invece ho riattivato la memoria di razza a cuccioli allevati in giardino da altri allevatori poco attenti a questi argomenti. In questo caso i proprietari disperati che si sono rivolti a me perché il cane letteralmente non camminava (il cucciolo disteso a terra non rispondeva ad alcun tipo di stimolo) e dopo alcuni mesi di attività retrieving il cucciolone presentava buone doti di riportatore riacquisendo anche il will to please ossia il desiderio di soddisfare il proprietario.

Questo a dimostrazione del fatto che tutte le fasi di crescita del cane siano fondamentali e che altrettanto fondamentale sia il contributo dei nuovi proprietari.

Si vede quindi come il desiderio di soddisfare il proprietario da parte del labrador sia strettamente legato e connesso alle attività che si svolgono insieme. Si nota in modo specifico come il lavoro di retrieving nel labrador consenta di riattivare tutte le caratteristiche di razza di cui il will to please è quello più desiderato da tutti i proprietari.

I proprietari dovrebbe allora comprendere come non si possa disgiungere il will to please dal riporto essendo inserito in un preciso sistema di idee e di comportamenti interdipendenti tra loro.

Per sentire come concludo l’argomento guarda il video qui —>

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